Alessandra
Mi rivolsi all'acca nell'estate 2006.
Me ne parlò il dott. Rondine dell'asl di Aulla, che mi aveva seguito per alcuni mesi.
Da anni convivevo con i disturbi del comportamento alimentare.
Tutto iniziò all'età di 14 anni: davanti a me c'era la voglia di dimagrire. Essere magra equivaleva ad essere bella... e tutto il resto passò in secondo piano.
Poco alla volta mi annullai: misi da parte le mie grandi passioni, mi isolai dalla vita sociale.
Mi illudevo di essere felice perchè ottenevo ciò che volevo: la magrezza.
Ma poi arrivarono le abbuffate, e a seguire, pianti e disperazione.
Ero sempre più chiusa in me stessa.
Il cibo era la mia ossessione.
Avevo un solo pensiero in testa 24 ore su 24: "mangiare" o "non mangiare", "cosa mangiare" o "cosa non mangiare".
Ma questa può essere vita?
La mia famiglia non sapeva più come aiutarmi, ma mi sollecitò a rivolgermi a psichiatri e psicologi.
Anche in me crebbe la consapevolezza della malattia.
Mi stavo esasperando nella questione cibo... e buttavo via la mia adolescenza.
Volevo uscire da quel tunnel, volevo tornare a sorridere.
Per anni frequentai terapisti senza riuscire completamente a risolvere completamente il problema.
L'anoressia nel frattempo si trasformò in bulimia.
Stavo meglio per alcuni periodi ma poi ricadevo nel buio più totale: passavo giorni e giorni ad abbuffarmi.
Soffocavo ogni mia emozione nel cibo.
Nell'agosto 2006, una mattina, presi in mano il telefono e composi il numero dell'associazione acca.
Il giorno dell'accoglienza ero agitata e preoccupata.
Trovai davanti a me Giulia, una ragazza solare, semplice, disponibile.
Mi ascoltò e rispose ad ogni mia domanda sulla logistica dell'associazione.
Mi sentii confortata e a mio agio.
Lei stessa mi disse di essere un'ex-utente, uscita dal tunnel, che offriva la sua esperienza in forma di mutuo aiuto.
Il passo successivo furono gli incontri con la psicologa, lo psichiatra, la dietista, a cui seguì l'inserimento in un gruppo di terapia.
Ricordo le mie compagne con un dolce sorriso.
C'erano V. e R., 40enni mogli e madri;
F. 35 anni, studentessa universitaria che viveva con genitori oppressivi;
G. 34 anni che badava a compagno, madre e fratello;
infine io 23enne e studentessa universitaria.
Era un gruppo eterogeneo, come persone e stile di vita.
Tutte accomunate dal disagio con il cibo.
Insieme sollevammo numerose questioni; e spesso ci rendemmo conto che il problema mosso da una era presente anche nell'altra.
Feci progressi: il rapporto conflittuale col cibo si stava ormai allontanando e iniziavano ad emergere quelle problematiche che fino ad allora avevo soffocato.
Il gruppo si sciolse dopo 18 mesi.
Continuai con qualche seduta di terapia individuale sempre all'acca.
Ero sempre più consapevole dei mie stessa, riconoscevo i miei limiti, e quando si presentavano riuscivo a gestirli.
Oggi il problema cibo in me non esiste più.
Sono in grado, finalmente, di assaporare la vita e ogni sua sfaccettatura: godere di momenti gioiosi, e di quelli più tristi.
Continuo l'università, coltivo famiglia, amicizie e passioni.
Tutto con estrema naturalezza.
All'acca ho trovato un'equipe professionale e competente.
Il percorso è stato duro e a volte doloroso.
Ma è servito a riappropriarmi di me stessa e della mia vita!







