La schiavitù del Good Looking
Le nuove generazioni stanno ingrassando, alle prese con sedentarietà e cibo-spazzatura, in una società che impone e premia la magrezza come unico modello corporeo. Questo paradosso è alla base di condotte alimentari scorrette che trasformano il cibo in un nemico contro il quale lottare.
di Ilaria Caprioglio
I corpi di Federica, Amy e Melissa...
Le cronache estive hanno raccontato le storie, tragica e vincente, di due giovani donne alle prese con il loro immenso talento e, al contempo, con le loro umanissime fragilità, accomunate dalla lotta contro le due facce dei disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia. Le vicende di Amy Winehouse e Federica Pellegrini hanno svelato due modelli femminili diametralmente opposti ma, tuttavia, vicini per le enormi potenzialità che la sensibilità rende difficili da gestire e domare. La prima ha perso la sua sfida, la seconda è riuscita a trionfare, regalando all'attuale società un modello femminile che è venuto a mancare, oscurato da quello perfetto e perfettamente irraggiungibile che i media continuano a imporre in tutta la sua esteriorità. Un corpo scultoreo, quello della nuotatrice Pellegrini, da ammirare non nella staticità di una foto ma nel movimento del gesto atletico, dove testa e muscoli si uniscono per contrastare la resistenza dell'acqua. Allo stesso modo, il corpo fragile della cantante Winehouse stupiva e incantava quando si rivelava in tutta la sua potenza ed estensione vocale. Due corpi per due storie di donne ma anche due corpi per un'unica donna, come è accaduto a Malissa Jones la ragazza inglese che a 16 anni custodiva 170 chili e il desiderio di essere grassissima e che, dopo un intervento di bypass gastrico, ha perso 110 chili ritrovandosi in una fragile gabbia di pelle e ossa che non riconosce e non la protegge più dal mondo: lei, confusa da un corpo che è mutato troppo repentinamente, sta ancora lottando.
Il paradosso dell'odierna civiltà: bliss point & good looking.
Alla base di ogni condotta alimentare scorretta c'è sempre un corpo che non piace, nel quale non ci si riconosce o un corpo da trasformare nell'assurda convinzione che mutando l'involucro della confezione possa anche cambiare il suo contenuto o, ancora, possa mutare la posizione che quel corpo ricopre nell'ambito della società. Quest'ultima, inoltre, continua a essere sempre più ossessionata dal mito del corpo perfetto che, oltre a regalare prestigio e consensi, offrirebbe secondo una ricerca del Journal of Applied Psychology un salario molto più sostanzioso, a riprova del preconcetto che la persona obesa viene percepita come pigra, priva di disciplina e, dunque, inaffidabile dai datori di lavoro. Arriva ancora una volta dagli Stati Uniti il paradosso di una civiltà che, da una parte, rincorre la perfezione corporea da raggiungere attraverso diete miracolose, anticamera di condotte alimentari scorrette che possono sfociare in veri e propri disturbi del comportamento alimentare. Mentre dall'altra produce, pubblicizza e consuma cibo spazzatura che, arricchito di grassi, zuccheri e sali, arriva a modificare i circuiti cerebrali e con essi i livelli di sazietà e gratificazione che un alimento può offrire. Una civiltà sempre più fragile, incapace di resistere a quegli alimenti che conducono a un bliss point del tutto simile a quello prodotto dalle droghe e, al contempo, incapace di accettarsi per come si è. In Italia nel 2010 si sono registrati 450mila interventi di chirurgia estetica, nell'illusione di esseri liberi di rimodellare il corpo all'insegna dell'imperante good looking che garantirebbe successo e denaro, suggerendo come sia più facile cambiare se stessi piuttosto che il mondo nel quale si vive ormai con un certo imbarazzo.
Le nuove generazioni in lotta con il proprio corpo.
Dal recente studio di un gruppo di scienziati inglesi, pubblicato sulla rivista medica “Acta pediatrica”, è emerso come le nuove generazioni, i cosiddetti bambini-divano under dieci, abbiano meno forza nelle braccia, una minor capacità a restare seduti in posizione eretta e ad afferrare un oggetto al volo. Inoltre, a parità di indice di massa corporea dei loro coetanei di fine secolo, risulterebbe come la massa muscolare sia diminuita lasciando posto all'adipe. Giovani sempre più pigri e deboli, quindi, destinati a ingrassare come i loro genitori poiché, come sottolineato nell'ambito del V Convegno della Società Italiana sull'Obesità, conservano il patrimonio genetico dell'antenato sapiens nonostante vivano in un contesto dove il dispendio energetico si è drasticamente ridotto a fronte di uno smisurato incremento calorico. In passato si lottava per il cibo, oggi si assiste alla lotta con il cibo che potrà essere scongiurata solo attraverso una corretta educazione alimentare.







